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16 Gen

Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare.

Cantava il falegname, il contadino, l’operaio,

quello che va in bicicletta, il panettiere.

Oggi hanno smesso.

La gente non canta e non racconta più.

- Mario Rigoni -

 

Condivido con Mario Rigoni Stern questa considerazione sul cantare di un tempo, come ho condivis, con lui e con Alberto Moravia, la fondazione di “Myr Cultura” in Russia all’avvio della “perestrojka” gorbaciovana. Tra le ragioni del cambiamento l’accelerazione dei ritmi della vita in generale ed il continuo sovrapporsi di nuovi motivi musicali, che scorrono come l’acqua sulla  pelle, senza lasciare traccia. Nel tempo che fu le canzoni in voga, alpari di alcuni tradizionali brani d’opera, , erano talmente condivisi da caratterizzare persino l’habitat in cui si svolgevano le attività lavorative e la stesso ambito  familiare, con i suoi ritmi abituali, ma condivisi fra tutti pur nella diversità dei ruoli. Forse, pure il canticchiare i motivi musicali condivisi contribuiva al comune senso di appartenenza. Comunque tempi diversi, da non dimenticare per chi li ha vissuti,  ma senza che inducano a malinconiche reminiscenze. Semmai da considerare con occhi nuovi, per traslare nel futuro che avanza ciò che merita di essere  mantenuto nel cammino verso un mondo che ci auguriamo migliore per tutti.

http://www.giancarlopallavicini.it/cultura/myr-cultura-in-italiahttp://www.giancarlopallavicini.it/russia/myr-cultura-in-russia

 

08 Gen

Memore del passato, qui a Desio, negli anni 1930 e ancora nell’eco dell’atmosfera natalizia, testé vissuta, mi è caro riprodurre un mio brano pubblicato nel 2002 nel Notiziario della Parrocchia centrale, ora ripreso dal “Giornale di Desio”, alla pag. 64 del numero di questa settimana, che ricorda come esso sia apparso anche nel sito ufficiale di Papa Francesco ed in altri Suoi siti, pure tradotto il lingua spagnola. Un’occasione per riconoscersi nel tempo che fu, così definito dal nostro Monsignor Carlo Sironi, per noi datati.

Natale: povero e tremante bambinello (negli anni 30, in Desio)

(dal mio blog in www.giancarlopallavicini,it)

Si usciva di casa, in Via Spinelli, al richiamo delle campane per la Novena di Natale. La strada era scura, ma con la brina che luccicava all'approssimarsi del fascio di luce dei pochi lampioni gialli. Nella roggia l'acqua scorreva silenziosa. La mano nella tasca, al riparo dal gelo talvolta pungente, stringeva un pezzetto di pane che, sbocconcellato, avrebbe dato gioia al ritorno: l'unica concessione prima della cena.

Superato il Pontello della "Bruna", si andava verso la piazza. Alla sinistra la mole della Basilica ombreggiava nel cielo, ormai quasi buio, ma al suo interno era già un brillare di lampade e di molte lunghe candele sull'altare, che davano risalto all'oro dei paramenti ricchi di colore.

In prima fila noi bimbi, nell'attesa trepidante di ascoltare, tra le letture, le parole "povero e tremante bambinello", con le quali la tenerezza del Pargolo scendeva dolce in noi e con essa restavamo sino allo spegnersi fumigante dell'ultima candela, propiziato dall'addetto col lungo spengitoio. Intuivamo che da grande quel Bambinello avrebbe continuato ad amarci tutti nel Suo cammino tra fuga in Egitto, parabole da noi avvertite più nell'azione che nel significato, forse appena sfiorato, e luminosi miracoli, sino alla gioia delle Palme, cui doveva seguire il tremore del Getsemani e poi il dramma del Golgota.Sensazioni che calavano in un mondo radicato nelle figure familiari, che avremmo presto incontrato attorno al parco, ma sicuro desco, nel tepore della casa. 

Poi il brano letto dalla mamma o la ripetuta favola di sempre o, magari, l'ultimo maneggiare discreto di bigliette colorate e figurine, che già avevano occupato buona parte del giorno. Tutto, infine, si concludeva rapidamente, nell'eco ovattata del Rosario, col capo reclinante verso un sonno sereno nell'attesa certa del nuovo giorno.

"Povero e tremante bambinello", questo passaggio quasi materializzava l'immagine riccioluta dell'iconografia più classica, che partecipava della quotidianità nelle case, assieme alla Madonnina di gesso, al Sacro Cuore o anche a Maria Bambina, fasciata e sempre protetta da una campana di vetro, a testimoniare una Fede ricevuta e quotidianamente confermata nel duro lavoro, con i suoi ritmi abituali, e la discreta, ma vigile, attenzione ai vicini nei vecchi cortili e nelle ampie corti.

Chissà se nell'imminente novena del Natale 2002 tutto può accendersi come allora negli occhi sgranati di un bambino! Per noi anziani quel Bambinello è ormai in Croce; porta i segni del Suo cammino, che dalla Natività, giunge al Sacrificio, tanto più vicino, quest'ultimo, al sentire di chi ha vissuto, ancorché memore della tenerezza del povero e tremante bambinello.

Questa tenerezza è però capace di rimuovere il sedimento di un vissuto anche a lungo disattento e di ravvivare il luccichio di una speranza che si alimenti della Natività. Essa ha portato Dio all'uomo e l'uomo a Dio, con la Redenzione e la Resurrezione.Dovrebbe bastare per dare spessore al presente di ciascuno ed aprirlo al futuro nella pienezza e nella forza dell'essere nati e del cammino che ci attende con Cristo Gesù, vero Uomo e vero Dio.

Giancarlo Pallavicini

Grazie per il tuo primo commento

17:05�Papa Francesco�A Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ���Ciao Giancarlo Pallavicini,�ho ricevuto e pubblicato il tuo primo commento sul mio blog all'articolo:�Come Contattare Papa Francesco�Graziee arrivederci!

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Papa Francesco

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10 Lug

Scienziati internazionali a confronto all'ospedale di Desio nell'anniversario della diossina

DESIO - Domani e martedì, negli spazi dell'ospedale, l'importante convegno organizzato dall'associazione italiana di telemedicina e informatica medica, presieduta dal professor Francesco Sicurello. Nell'anniversario della diossina

Un'occasione per fare il punto sullo stato di salute del settore della medicina, della cura della salute del cittadino ma anche dell'applicazione delle corrette tecnologie e metodologie, a partire dall'esperienza della diossina. Si svolgerà domani, lunedì 10 luglio (proprio nel giorno dell'anniversario del disastro dell'Icmesa) e martedì 11 il convegno internazionale "e-Government and health" organizzato all'ospedale di Desio dall'associazione italiana di telemedicina e informatica medica, presieduta dal professor Francesco Sicurello (presidente anche della sezione cittadina dell'Aido) in collaborazione con la Fondazione Giancarlo Pallavicini, ma anche con il sostegno del mondo universitario e di Regione Lombardia.
 
Un'iniziativa, giunta alla quattordicesima edizione, che metterà a confronto grandi nomi di livello internazionale su temi molto pratici: dalla digitalizzazione dei servizi pubblici, all'ambiente e alla salute con la raccolta e l'analisi epidemiologica dei fattori di rischio sanitario. E,ancora, la smart city con i servizi al cittadino, la e-health, ovvero servizi resi attraverso l'applicazione la tecnologia mobile.
 
La giornata di martedì, invece, sarà più dedicata al tema della telemedicina e alla cooperazione nel bacino "euromediterraneo" e a livello internazionale in generale.
 
Con il senno di poi, chi ha vissuto l'esperienza della diossina può testimoniarvi che lo scambio di informazioni, l'applicazione della tecnologia applicata alla ricerca, la condivisione delle delle conoscenza, soprattutto in situazioni emergenziali si rivela di fondamentale importanza.

 

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