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18 Feb

Post Facebook di DON GIORGIO OSB in data 18.02.2017 

ESISTERE PER GLI ALTRI E' "TAGLIARE LA STRADA" AL PROPRIO TIRANNICO "IO"

..L'essere cristiani denota essenzialmente il passaggio dall'essere per se stessi, all'essere gli uni per gli altri....Di conseguenza la decisione fondamentale per il cristianesimo, la sua accettazione senza riserve, comporta lo scardinamento della posizione accentrata sull' "io", e al contempo l'annessione all'esistenza di Gesù Cristo, che è completamente dedita al tutto. La stessa cosa viene espressa dal programma che invita l'uomo a "seguire la croce", che non indica affatto una devozione privata, ma è invece polarizzato sull'idea fondamentale che l'uomo, lasciandosi alle spalle le posizioni arroccate tranquillamente sul proprio "io", 

esca da se stesso, per seguire il crocifisso ed esistere per gli altri appunto incrociando e tagliando la strada al proprio tirannico "io"..

Commento di GIANCARLO PALLAVICINI

Non si può che condividere, essendo tutti più o meno impegnati a contenere il nostro "particulare" di guicciardiniana memoria. Talvolta assunto a "idoletto" in noi. Peraltro ciò che si compie, anche quando è cosa buona, se è motivato dal nostro "io" finisce con noi. Non ha la grazia della stessa cosa fatta per aderire all'Amore di Dio, che può esercitare effetti traslativi su tutti e tutto. Andrebbe anche tenuta presente l'illusorietà del ritenerci "protagonisti", quando siamo solo "comparse" in grado di aderire, più o meno bene, alle circostanze in cui ci imbattiamo, che non dipendono dalla nostra volontà. A partire da quando, dove e come siamo nati, siamo stati educati, siamo cresciuti, Lui si è rivelato a noi e via dicendo. Ben detto, quindi, caro Don Giorgio, sulla necessità di orientare, anche comunitariamente, l' "io" al "noi", nelle azioni e nelle stesse preghiere, fiduciosamente consapevoli che il Creatore conosce bene ciascuno di noi e ciò che meglio confà al nostro essergli seguaci.

 

01 Gen

 

Nel 2016 ho trovato nel web la mia definìizione di “marketing”, del quale, anche secondo la mia biografia nell’ Enciclopedia Treccani, sarei l’antesignano nel 1959, 

per concetti poi ripresi da Philip Kotler nel 1984. Viene applicata, con tanto di mia firma, a manifesti, magliette, borse, boccali e cuscini dal distributore online californiano “Be happy me”.  Spero che nel 2017 divenga un sostenitore della mia Fondazione Onlus umanitaria e culturale, già impegnata in realizzazioni in diverse aree

del mondo, soprattutto nella Repubblica Federale del Congo, per l’aspetto medico

e dell’istruzione, e in Italia per la cultura.

https://behappy.me/marketing-is-defined-as-a-social-and-managerial-process-designed-to-meet-the-needs-and-requirements--334554

 

28 Dic

 

Penso all'attesa del Natale, come era da bambino, secondo i miei ricordi in "Povero e tremante Bambinello", pubblicato due anni fa 

in diverse web-pagine di Papa Francesco, come dai link qui di seguito annotati.

Grazie per il tuo primo commento

17:05�Papa Francesco��A Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ���

Ciao Giancarlo Pallavicini,

�ho ricevuto e pubblicato il tuo primo commento sul mio blog all'articolo:�Come Contattare Papa Francesco�Grazie e arrivederci!

Rispondi

Papa Francesco

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

giancarlo pallavicini

23 dicembre

Natale: povero e tremante bambinello (negli anni 30, in Desio)

(dal mio blog in www.giancarlopallavicini,it)

Si usciva di casa, in Via Spinelli, al richiamo delle campane per la Novena di Natale. La strada era scura, ma con la brina che luccicava all'approssimarsi del fascio di luce dei pochi lampioni gialli. Nella roggia l'acqua scorreva silenziosa.

La mano nella tasca, al riparo dal gelo talvolta pungente, stringeva un pezzetto di pane che, sbocconcellato, avrebbe dato gioia al ritorno: l'unica concessione prima della cena.

Superato il Pontello della "Bruna", si andava verso la piazza. Alla sinistra la mole della Basilica ombreggiava nel cielo, ormai quasi buio, ma al suo interno era già un brillare di lampade e di molte lunghe candele sull'altare, che davano risalto all'oro dei paramenti ricchi di colore.

In prima fila noi bimbi, nell'attesa trepidante di ascoltare, tra le letture, le parole "povero e tremante bambinello", con le quali la tenerezza del Pargolo scendeva dolce in noi e con essa restavamo sino allo spegnersi fumigante dell'ultima candela, propiziato dall'addetto col lungo spengitoio.

Intuivamo che da grande quel Bambinello avrebbe continuato ad amarci tutti nel Suo cammino tra fuga in Egitto, parabole da noi avvertite più nell'azione che nel significato, forse appena sfiorato, e luminosi miracoli, sino alla gioia delle Palme, cui doveva seguire il tremore del Getsemani e poi il dramma del Golgota.

Sensazioni che calavano in un mondo radicato nelle figure familiari, che avremmo presto incontrato attorno al parco, ma sicuro desco, nel tepore della casa. Poi il brano letto dalla mamma o la ripetuta favola di sempre o, magari, l'ultimo maneggiare discreto di bigliette colorate e figurine, che già avevano occupato buona parte del giorno. Tutto, infine, si concludeva rapidamente, nell'eco ovattata del Rosario, col capo reclinante verso un sonno sereno nell'attesa certa del nuovo giorno.

"Povero e tremante bambinello", questo passaggio quasi materializzava l'immagine riccioluta dell'iconografia più classica, che partecipava della quotidianità nelle case, assieme alla Madonnina di gesso, al Sacro Cuore o anche a Maria Bambina, fasciata e sempre protetta da una campana di vetro, a testimoniare una Fede ricevuta e quotidianamente confermata nel duro lavoro, con i suoi ritmi abituali, e la discreta, ma vigile, attenzione ai vicini nei vecchi cortili e nelle ampie corti.

Chissà se nell'imminente novena del Natale 2002 tutto può accendersi come allora negli occhi sgranati di un bambino! Per noi anziani quel Bambinello è ormai in Croce; porta i segni del Suo cammino, che dalla Natività, giunge al Sacrificio, tanto più vicino, quest'ultimo, al sentire di chi ha vissuto, ancorché memore della tenerezza del povero e tremante bambinello.

Questa tenerezza è però capace di rimuovere il sedimento di un vissuto anche a lungo disattento e di ravvivare il luccichio di una speranza che si alimenti della Natività. Essa ha portato Dio all'uomo e l'uomo a Dio, con la Redenzione e la Resurrezione.

Dovrebbe bastare per dare spessore al presente di ciascuno ed aprirlo al futuro nella pienezza e nella forza dell'essere nati e del cammino che ci attende con Cristo Gesù, vero Uomo e vero Dio.

Giancarlo Pallavicini

ile:///Users/giancarlopallavicini/Documents/PAPA%20FRANCESCO%20%22Come%20Contattare%20Papa%20Francesco%22%2028%20Dic.14.webarchive

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