Ambiente

Negli anni 1980 Giancarlo Pallavicini è stato promotore della creazione della Sezione per l'economia dei beni culturali e dell'ambiente, presso il CREA-Centro Ricerce Economiche e Aziendali dell'Università Luigi Bocconi d Milano, istituzione multidisciplinare votata a studi e consulenza a istituzioni pubbliche e private, della quale è stato il responsabile per diversi anni. 

 

Giancarlo Pallavicini: “I limiti ambientali dell'agire economico”, 

ONU/Unesco, Terzo Congresso Mondiale Zeri, Jakarta, 1997;

 

E’ in atto una crescente attenzione alla “soglia” alla quale arrestare il diritto dell’uomoad essere “agricola” e “faber”, ora “communicans” o “coniunctus”, intervenendo sull’ambiente per migliorare la qualità della  vita, senza giungere invece a peggiorarla.

Ciò presupposte ovviamente di stabilire un concetto di “migliore qualità della vita”,che, ad esempio, consenta di dire se sia auspicabile vivere in un mondo meno inquinato, ma con minori disponibilità di beni e servizi, oppure convivere con alte produttività inquinanti.

Ne consegue che la fissazione della soglia alla quale arrestare la manipolazionedell’ambiente non deve rispondere soltanto alla ‘legge economica’ di massimizzare il profitto e minimizzare il danno, ora largamente prevalente. Basti pensare che non è neppure detto che interventi esasperati per giungere a eliminare completamente il danno fisico di un’eccessiva manipolazione dell’ambiente naturale possa essere legittimo, se ciò non assecondasse in modo adeguato il rapporto tra l’uomo e la natura. Ne deriverebbero, infatti, frustrazioni delle esigenze di fruizione immateriale, anche soltanto estetiche, dell’ambiente naturale.

Questo impone l’individuazione e la definizione di modelli concettuali nuovi, atti a considerare il comportamento degli ecosistemi e gli insieme di interazione tra attivitàumana e ambiente, nell’ambito di uno scenario complessivo, che consenta una visione d’assieme delle diverse parti interagenti nel complesso sistema ambientale e che escluda considerazioni isolate, inidonee a una corretta comprensione dell’uomo e dell’ambiente.

Balza da ciò in evidenza anche la dimensione non certo locale, ma universale dellamateria trattata.

Le politiche sinora adottate, con il ricupero del danno prodotto nell’immediato o con l’attenuazione dell’inquinamento, non sembrano assecondare la visione d’assiemedel rapporto uomo-ambiente e l’esigenza di chiaramente individuare nei comportamenti economici  e sociali uno dei principali fattori di influenza negli squilibri ambientali. Soprattutto appaiono inidonee a determinare il mutamento culturale atto a comprendere il fatto ambientale e i limiti da esso imposti allo sviluppo.

Il conflitto tra ambiente e sviluppo, che certamente esiste, va risolto con la definizione, in via preventiva, del “limite accettabile”, abbandonando la prassi del 

rimedio a posteriori, con ciò evitando di varcare i limiti di sostenibilità, oltre i quali vengono penalizzati uomo e ambiente. Si dovrà dunque sviluppare una coscienza comune, che stimoli alla valutazione delle conseguenze sugli altri degli atti volti al perseguimento dell’interesse individuale.

A questa coscienza non potranno sottrarsi le aziende di produzione e servizi.E’ di tutta evidenza, infatti, che l’attività d’azienda, pur facendo perno, per come 

deve essere, sull’aspetto più strettamente economico della vita aziendale e ovviamente sul profitto, non può trascurare, ma deve anzi tenere esplicitamente presente una serie di altre istanze “interne” ed “esterne”, alle quali la vita stessa dell’azienda è sensibile e che compongono, nell’assieme, la realtà in cui l’azienda vive ed opera. Di queste realtà, del resto, le aziende sono cellule economiche singole, il cui armonico comporsi tra di loro e con altre componenti non economiche,consente possibilità di vita e di successo allo stesso sistema economico cui partecipano.

Tale sistema è espressione dell’attività umana volta al miglioramento della qualitàdella vita, unitamente ad altre componenti. Il denaro vi gioca un ruolo strumentaleessenziale. Ma allorquando da mezzo di scambio diviene fine unico dell’attività, finisce col porre in dubbio la stessa legittimità delle manipolazioni umane sull’ambiente. Partendo da questa considerazione si giunge ad auspicare l’adozione di modalità di valutazione dell’attività economica che vadano oltre il solo profitto.

Anche al livello “macroeconomico” va delineandosi l’inadeguatezza delle valutazioni arcaiche legate al solo “PIL - Prodotto Interno Lordo”. Esso appare utile per funzioni di indirizzo dello sviluppo economico, soltanto laddove venga perseguita una disponibilità sempre crescente di beni e servizi, a prescindere da ogni altra istanza dell’uomo col suo ambiente sociale, culturale e naturale. 

Ma in circostanze caratterizzate da squilibri socio-economici e da degrado sociale, culturale e naturale, che sollecitano indirizzi di limitazioni nell’uso delle risorse e di attenzione alla loro più equa ripartizione, il solo PIL evidenzia tutta la sua arcaicità,non essendo in grado di assecondare un più virtuoso sviluppo.

Tornando alle modalità di valutazione dell’attività d’azienda, un primo tentativo diinnovazione è stato avviato negli anni 1960, a titolo forse un po’ provocatorio, conla proposta del “Metodo della scomposizione dei parametri”(*), ma più recentementeuna simile impostazione delle quantificazioni aziendali sembra suscitare maggior nteresse, soprattutto nei Paesi dell’Est europeo, ma anche nell’Occidente, in relazione ai condizionamenti promossi, pure a livello economico, dal rafforzarsi delle istanze ambientali. Pure a Cuba, nell’economia della pianificazione che non sembra offrire margini alle applicazioni innovative, la presentazione del suddetto modello ha suscitato interesse, sia pure al livello solo accademico. (**)

Si tratta di fermenti suscettibili di portare nel tempo a risultati concreti, in vista di un prevedibile approfondimento, non solo culturale, dei comportamenti economici e sociali e della qualità della vita, al quale tutti dobbiamo essere sensibili.

Questo stesso incontro costituisce conferma dell’interesse all’argomento trattato e, per certi aspetti, un significativo approfondimento, volto alla futura definizione di più sensibili rapporti tra impresa ed ambiente, che presupposte nuovi modelli concettuali ed etici, capaci di tradursi in futuri e più virtuosi atteggiamenti concreti.

 

(*)   Giancarlo Pallavicini, “Strutture integrate nel sistema distributivo italiano”, Milano,

      Giuffré Editore, 1969; 

Enciclopedia Treccani, “Metodo della scomposizione dei parametri”,  http://www.treccani.it/enciclopedia/metodo-della-scomposizione-dei-parametri_%28altro%29/

 

(**) Giancarlo Pallavicini, "Sirven nuevos mensajes y reglas a la globalizacion", 

      in III Encuentro Internacional de econonistas, "Globalizacion y problemas del 

      desarrollo", La Habana, 2000

 

 

 

 

(INSERIRE BOCCONI_CREA E REGIONE LOMBARDIA)